Apple vince nuovamente la battaglia legale contro AliveCor: la disputa sul monitoraggio cardiaco è alle sue spalle

La corsa per il dominio del mercato dei dispositivi per il monitoraggio cardiaco continua a riscaldarsi. In un ulteriore colpo di scena, la Corte d’appello del Nono Circuito ha confermato la decisione di un tribunale federale che ha respinto le accuse di concorrenza sleale di AliveCor contro Apple. La sentenza, che si è conclusa lo scorso mese, consolida la posizione di Apple come leader non solo nel settore dei smartwatch, ma anche nel contesto delle tecnologie mediche integrate.

Il contesto della controversia

Apple, con la sua linea di prodotti Apple Watch, ha introdotto nel 2015 la funzione ECG, che permette ai detentori del dispositivo di registrare l’attività elettrica del cuore e di rilevare anomalie come la fibrillazione atriale. Al centro della disputa c’è la tecnologia di monitoraggio del battito cardiaco, in particolare l’algoritmo che calcola la frequenza cardiaca durante l’osservazione fisica (HRPO) e la sua evoluzione in un modello neurale (HRNN) che è stato implementato in watchOS 5.

AliveCor, società specializzata in dispositivi ECG portatili, ha sostenuto che Apple abbia monopolizzato il mercato delle app di analisi del battito cardiaco su watchOS modificando l’algoritmo HRPO con HRNN. Secondo la startup, tale cambiamento ha reso l’ECG KardiaBand, la sua app per l’Apple Watch, incapace di rilevare correttamente i ritmi cardiaci irregolari, con l’intento di eliminare la concorrenza.

La decisione della Corte d’appello

L’argomentazione di Apple ha centrato il fatto che i clienti di AliveCor non avessero alcun diritto di influenzare le scelte di progettazione di Apple. La società ha sostenuto inoltre che richiedere la reintegrazione del vecchio algoritmo significherebbe trasformare il tribunale in un arbitro quotidiano delle decisioni di ingegneria di Apple, un compito che il sistema giudiziario non è chiamato a svolgere.

Il giudice della Corte d’appello ha accolto la posizione di Apple, affermando che la “evidenza non discussa indica, per legge, che il rifiuto di Apple di condividere i dati HRPO non è stato anticompetitivo”. Inoltre, è stato ribadito che, anche se l’accesso a qualche forma di dati sul battito cardiaco fosse indispensabile per competere sul mercato, la richiesta di AliveCor non avrebbe avuto successo perché Apple fornisce agli sviluppatori di app l’accesso allo stesso API di Tachogramma, che viene impiegato anche dall’algoritmo di notifica dei ritmi irregolari. In sostanza, la disponibilità di dati simili rende la richiesta di AliveCor superflua.

Il dovere di condividere i dati?

Un altro punto cruciale affrontato dal tribunale è stato il presupposto che Apple avesse un obbligo di condivisione dei propri dati proprietari con i concorrenti. Il giudice ha precisato che la legge antitrust di solito non impone tale obbligo. Aggiungendo un ulteriore livello di complessità, la Corte ha osservato che qualsiasi obbligo di condivisione avrebbe potuto minare la motivazione all'innovazione e la competenza giudiziaria, argomenti che la Corte Suprema ha già evidenziato in precedenti casi.

Il precedente di marzo e la sua importanza

Questa vittoria non è la prima che Apple ha ottenuto contro AliveCor. Nel marzo dello stesso anno, la Corte federale, il Federal Circuit, ha annullato tre brevetti di AliveCor relativi al monitoraggio del battito cardiaco. La decisione ha annullato una sentenza della Commissione del commercio internazionale (ITC), che avrebbe potuto comportare un divieto di importazione per l’Apple Watch. La sconfitta di AliveCor ha rappresentato un duro colpo per la startup, che aveva sperato di bloccare la distribuzione del suo dispositivo in America.

Implicazioni per il mercato dei dispositivi medici

La decisione di Apple conferma che le aziende tecnologiche possono continuare a sviluppare e aggiornare le proprie funzioni di monitoraggio sanitario senza temere di incorrere in sanzioni antitrust, purché non violino i diritti di proprietà intellettuale dei concorrenti. Allo stesso tempo, la sentenza rafforza l’idea che la disponibilità di API e strumenti di sviluppo sia sufficiente a garantire una concorrenza leale, anche quando un’azienda domina in un settore di nicchia.

Per gli utenti, la buona notizia è chiara: l’Apple Watch continua a offrire funzionalità di monitoraggio cardiaco all’avanguardia, supportate da un algoritmo avanzato che migliora la precisione delle letture. Al contempo, gli sviluppatori di app di terze parti continueranno a poter accedere ai dati necessari per offrire soluzioni innovative, senza dover chiedere autorizzazioni speciali a Apple.

Conclusioni

Apple ha consolidato la propria posizione di leader nel settore dei dispositivi di monitoraggio cardiaco, dimostrando che le sue pratiche di sviluppo non infrangono la legge antitrust. La vittoria di primavera, unita alla precedente annullazione dei brevetti di AliveCor, ha spinto l’azienda a continuare a innovare senza timori di contestazioni legali. Per AliveCor, la sconfitta ha evidenziato la difficoltà di opporsi a un gigante tecnologico quando si tratta di definire gli standard del mercato, ma ha anche spinto la start‑up a cercare nuove strade per competere, forse concentrandosi su segmenti di mercato meno consolidati o su soluzioni hardware indipendenti dall’Apple Watch.

In sintesi, la battaglia legale è stata vinta da Apple, che ha dimostrato di poter mantenere la propria strategia di sviluppo del prodotto senza incorrere in pratiche anticoncorrenziali. Il caso serve da lezione per tutte le aziende tecnologiche che operano in settori in rapida evoluzione e che devono bilanciare innovazione e rispetto per la concorrenza.

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