Apple vince ancora: la Corte di appello conferma la legittimità dei miglioramenti dell'Apple Watch

Il panorama legale intorno alle tecnologie di monitoraggio cardiaco è ancora in fermento. Di recente, la Corte d’Appello del Nono Circuito ha rafforzato la posizione di Apple in una lunga battaglia contro la start‑up di salute digitale Alive Cor. La decisione, pubblicata nella prima metà dell’anno, sostiene che le modifiche apportate da Apple all’algoritmo di rilevazione del battito cardiaco sul proprio smartwatch siano state semplici evoluzioni di prodotto e non un tentativo di monopolizzare il mercato. Questa vittoria segna un ulteriore passo avanti per la gigante tecnologica, che ha già ottenuto successi significativi nella stessa controversia.

Contesto della disputa: algoritmi HRPO vs HRNN

Al cuore della controversia c’è la sostituzione, avvenuta con l’arrivo di watchOS 5, del vecchio algoritmo Heart Rate during Physical Observation (HRPO) con un nuovo modello basato su reti neurali, l’Heart Rate Neural Network (HRNN). Alive Cor sosteneva che questa modifica rendeva impossibile per il suo dispositivo KardiaBand, una cuffia di rilevamento ECG, di identificare correttamente i ritmi cardiaci irregolari. Secondo la start‑up, l’azione di Apple sarebbe stata un’azione deliberata per eliminare la concorrenza in un settore vitale come quello della salute digitale.

La posizione di Apple: innovazione e libertà di progettazione

Apple ha risposto sostenendo che non è autorizzata a concedere a terzi il controllo delle proprie decisioni progettuali. L’azienda ha argomentato che l’obbligo di condividere i dati generati dall’algoritmo HRPO avrebbe esposto Apple a una vigilanza quotidiana, compromettendo la sua capacità di innovare. Il giudice ha accolto questo punto di vista, ribadendo che le leggi antitrust non impongono ai titolari di mercato di divulgare i propri segreti tecnologici.

Il ruolo dell’API Tachogram

Un elemento cruciale della decisione è la disponibilità, da parte di Apple, di un’API Tachogram. Questa interfaccia permette ai sviluppatori di terze parti di accedere a dati di battito cardiaco in tempo reale, simili a quelli utilizzati dalla funzione Irregular Rhythm Notification di Apple. La Corte ha sottolineato che, poiché i dati necessari per competere sono già accessibili, la richiesta di Alive Cor di reintegrare l’algoritmo HRPO è priva di fondamento.

Il rifiuto di Apple di condividere i dati: una questione di legge

La decisione finale ha chiarito che la “negativa di Apple a condividere i dati HRPO non è comportata da un comportamento anticoncorrenziale”. In altre parole, Apple ha il diritto di decidere quali algoritmi implementare e di mantenere la proprietà intellettuale su queste scelte. L’uso di questa giustificazione è stato accettato dalla Corte, che ha evidenziato come un obbligo di condivisione dei dati avrebbe potuto inibire l’innovazione stessa.

Impatti sul mercato della salute digitale

L’esito di questa battaglia ha ripercussioni significative. Una normativa antitrust più restrittiva avrebbe potuto costringere Apple a rendere più trasparente la propria tecnologia, con potenziali costi di sviluppo e rischi di violazione della privacy. Al contrario, la decisione attuale conferma la capacità di Apple di evolvere i propri prodotti in modo indipendente, favorendo un ambiente competitivo in cui le startup possono competere solo su merito tecnico e non su pressioni di mercato.

Il secondo successo di Apple nell’ultimo anno

Questa vittoria non è un episodio isolato. Nel marzo precedente, la Corte d’Appello del circuito federale aveva annullato tre brevetti di Alive Cor relativi al monitoraggio del battito cardiaco, invalidando una decisione della Commissione per il Commercio Internazionale (ITC) che avrebbe potuto portare al divieto di importazione dell’Apple Watch in America. La combinazione di queste due sentenze consolida la posizione di Apple come leader nella tecnologia indossabile.

Reazioni di Alive Cor

Nonostante la sconfitta, Alive Cor ha dichiarato di rimanere “profondamente delusa” dalla decisione. L’azienda ha continuato a cercare vie legali alternative, ma la strada sembra ora più ardua senza il supporto di una Corte federale favorevole. La loro strategia si concentra ora sul miglioramento dei propri algoritmi e sull’espansione di altre applicazioni di salute digitale.

Conclusione: una vittoria che segna un nuovo punto di svolta

Il risultato conferma che le innovazioni tecnologiche possono essere protette dalle leggi antitrust, purché siano guidate da un reale interesse di miglioramento del prodotto. Apple ha dimostrato che la sua capacità di ottimizzare algoritmi di rilevamento cardiaco non costituisce una pratica anticoncorrenziale, ma è la naturale evoluzione di un dispositivo di alta tecnologia. Per le startup del settore, la lezione è chiara: l’innovazione continua e la diversificazione delle offerte rimangono le armi più efficaci per competere contro i colossi del mercato.

Prospettive future

Con il continuo sviluppo delle tecnologie indossabili, è probabile che Apple introduca ulteriori miglioramenti ai propri sensori di salute. Allo stesso tempo, la normativa antitrust continuerà a evolversi, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai dati sanitari. Se la Corte di appello dovesse tornare a intervenire su questioni simili, la precedente decisione fornisce un solido precedente legale per le aziende che desiderano mantenere la proprietà intellettuale sulle proprie innovazioni.

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